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DEMOCRAZIA CULTURALE

Questa nozione si è sviluppata recentemente. Essa è legata ai movimenti di risorgenza delle culture minoritarie regionali e nazionali di certi paesi, soprattutto europei, che hanno vissuto un processo unificatore e centralizzatore contrario al diritto all’identità ed è legata sia agli avvenimenti che si sono svolti in Europa dalla fine degli anni ’80 e lungo il corso degli anni ë90, avvenimenti che hanno posto in primo piano la gestione internazionale delle questioni delle minoranze etniche, nazionali, religiose e linguistiche, sia agli importanti flussi migratori e all’insediamento considerevole di popolazioni straniere in Europa. In questo quadro si pone, per esempio, la “Carta europea delle lingue regionali e minoritarie” adottata dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa il 22 giugno 1992 e già sottoscritta da 12 Paesi membri, e i tentativi compiuti in questi ultimi anni dal Consiglio stesso di elaborare un protocollo addizionale alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo nel campo culturale (diritti culturali) . Nello stesso spirito il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha adottato il 10 novembre 1994 la convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali, aperta alla firma degli stati membri e anche non membri del Consiglio d’Europa.

La democrazia culturale è un progetto politico che, partendo dalla diversità culturale sempre più marcata nelle società europee, cerca di dare ad ogni individuo e gruppo i mezzi per accedere ad una vera pienezza culturale. Questo progetto mira a riunire le condizioni fondamentali per la realizzazione della democrazia, lottando contro la discriminazione e contro ogni svalutazione sociale di una data cultura; esso introduce il concetto di cittadinanza culturale in rapporto al concetto di cittadinanza politica (diritto di voto e di delegazione dei poteri) e di cittadinanza sociale (diritti sociali). Tutto questo suppone il passaggio dall’idea elitaria della cultura ad una concezione che favorisca lo sviluppo della diversità culturale, colta sia nei suoi aspetti territoriali che nelle sue realtà di individui e di gruppi.

La democrazia culturale implica la protezione dei diritti culturali soprattutto dei gruppi immigrati messi in situazione minoritaria – come gli immigrati stranieri – a motivo di rapporti di forza e di diritto, che li sottomettono ad altri gruppi in seno ad una società globale dei cui interessi si fa carico uno Stato che opera la discriminazione, sia per mezzo di status giuridici ineguali, sia grazie ai principi di ineguaglianza civile (privando di diritti specifici delle collettività la cui situazione sociale ed economica è particolare, creando o perpetuando così delle ineguaglianze di fatto).

La democrazia culturale è la democrazia che mira ad evitare una politica culturale assimilazionista che non rispetti il diritto di ogni persona alla sua identità culturale (vedi) e il diritto delle comunità culturali intese come un gruppo di persone che condividono determinati riferimenti culturali e si riconoscono in una identità comune, che esse hanno la volontà di preservare e sviluppare.

La democrazia culturale, così intesa, è stata recentemente invocata e rivendicata a seguito del processo di mondializzazione e di massificazione della cultura (cultura di massa) allo scopo di “soggettivare” la vita politica e ridare vita alla stessa democrazia politica minacciata dalla dissociazione tra economia e cultura, tra il mondo simbolico e valoriale e il mondo razionale e tecnologico. La democrazia culturale intende darsi come missione principale di accrescere la capacità degli individui ad essere soggetti e di accrescere la comunità tra i soggetti, pur nella loro diversità culturale.

GIORDAN, H. ; MEYER-BISCH, P.

Antonio Perotti

Centro Interculturale
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