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EMIGRAZIONE/IMMIGRAZIONE (effetti)

Le conseguenze strutturali delle migrazioni concernono sia le regioni di partenza che le regioni d’arrivo.

Nel paese di partenza: sul piano demografico, l’emigrazione può sfoltire, a volte, un surplus di popolazione ma normalmente quando l’esodo è numericamente consistente squilibra la piramide demografica (nel rapporto tra i sessi e per classi di età) provocando una emorragia delle classi giovani e l’aggravamento del peso demografico (bambini e anziani, inabili al lavoro). Incide anche sui livelli di natalità e causa lo spezzarsi dei nuclei familiari (fenomeno delle “vedove bianche”).

Sul piano economico vi può essere positivamente un rientro di valuta forte dall’estero (rimesse), che di solito viene impiegata per il mantenimento dei familiari rimasti e per l’acquisto di beni di consumo; le categorie professionali che emergono sono spesso quelle di cui avrebbe più bisogno il paese (brain-drain: la cosiddetta fuga di cervelli), condizionandone in tal modo lo sviluppo; in aree al alto tasso di occupazione agricola, l’emigrazione provoca lo sconvolgimento o la scomparsa di interi settori di produzione.

Sul piano socioculturale: l’emigrazione può provocare una alterazione nei modelli di consumo e di comportamento (consumi “ostentativi” rispetto al livello di vita locale; abitudini alimentari, ecc.) e nella vita di relazione.

Nel paese di arrivo: sul piano demografico, normalmente le popolazioni immigrate incidono positivamente sulle classi di età giovanile e sul tasso di fecondità/natalità (almeno inizialmente), contribuendo all’incremento della popolazione locale.

Sul piano economico: la forza lavoro immigrata si adatta alle esigenze del mercato del lavoro locale, inserendosi soprattutto ai livelli medio-bassi (lavori rifiutati o non desiderati dalla popolazione locale per la faticosità, il maggior rischio, i bassi salari, la precarietà stagionale). – Può creare situazioni di surriscaldamento nel settore degli alloggi, salute, trasporti, ecc., specie nelle zone marginali (creazione di quartieri “ghetto”) -. Si discute se la forza lavoro immigrata sia concorrenziale con la forza lavoro locale sul piano dei salari (talvolta anche sul piano dell’occupazione). Vi può essere una incidenza (da valutare nei singoli casi) sulla bilancia commerciale dei pagamenti, dei trasferimenti di valuta a livello internazionale: rimesse, pagamenti delle pensioni e della sicurezza sociale.

Sul piano socioculturale: creazione di zone ad alta concentrazione etnica, che si congiungono spesso con fattori di rischio sociale: mancanza o scarsità di collegamenti, di servizi igenico-sanitari, della salute e dell’educazione; precarietà degli alloggi e alta densità abitativa; marginalità.

– Sviluppo di pregiudizi sociali e atteggiamenti razzistici che possono sfociare in episodi di intolleranza e di violenza (sia del gruppo immigrato come della popolazione autoctona).

– Pressione sulle istituzioni, specie quelle educative (necessità di risposte differenziate e di personale adatto ad offrirle), della salute, religiose e della partecipazione sociale e politica.

– Ricerca di dialogo e di mediazione interculturali.

Antonio Perotti

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