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FAMIGLIA IMMIGRATA (annesso)

La famiglia nell’immigrazione non solo si costituisce in nuova struttura per il suo carattere nucleare forzato, ma soprattutto per l’incontro di itinerari differenti vissuti al suo interno. L’itinerario, innanzitutto, del marito che dopo aver vissuto la sua “storia” migratoria come lavoratore “temporaneo” all’estero compie un vero salto di qualità nel trasformarsi in immigrato – padre di famiglia, cambiando radicalmente il suo progetto migratorio che sfugge cosí al controllo del gruppo di origine, si individualizza e prende un carattere familiare. L’itinerario della moglie condannata, nella sua fase iniziale, alla solitudine non potendo giovarsi del quadro comunitario maschile di cui può valersi invece il marito per il suo precedente soggiorno nel paese di accoglienza.

Questo quadro comunitario non esiste per la donna costretta a lasciare la società delle donne, ricca in scambi e in comunicazione (si pensi alle donne maghrebine e africane), dove essa era riconosciuta in quanto soggetto e aveva il suo posto : essa si ritrova in un mondo completamente straniero, dove non troverà, almeno all’inizio, che pochi punti di riferimento. Solitudine che porterà, almeno inizialmente, a rinforzare la dipendenza delle donne nei riguardi del marito, dipendenza che caratterizza il modello di famiglia patriarcale diffuso in molti paesi di cui sono originarie molte comunità immigrate in Europa, (in particolare il Maghreb). Itinerari differenti anche dei figli che, almeno in una prima fase, registreranno una diversità di situazioni nel loro itinerario migratorio: diversità tra chi è arrivato, già socializzato nel paese di origine e quelli più giovani, che sono arrivati al di sotto dei tre anni o che sono nati dopo il raggruppamento familiare. Duplice rapporto quindi all’immigrazione da parte dei figli, che svolgono un ruolo essenziale nella dinamica familiare: figli che portano già in loro le future contraddizioni della famiglia immigrata:

l’uomo, la donna, i figli nati “qui” e quelli nati “laggiù”, quattro rapporti distinti all’immigrazione. La “famiglia immigrata” appare quindi già – almeno nella prima fase – attraverso la diversità dei suoi comportamenti, in tutta la sua ricchezza e complessità. Questo non manca di influire sul progetto migratorio e – per conseguenza – sul processo di integrazione [link to glo6.doc].

Complessità che, generalmente, tende ad aumentare con i problemi conseguenti alla riunificazione familiare in relazione, in particolare, alla scolarizzazione dei figli, alla ricerca di un alloggio adeguato, all’acquisizione, più tardi, della nazionalità sia da parte dei genitori che dei figli. L’acquisizione della nazionalità se da una parte sancisce l’insediamento definitivo nel paese di immigrazione, e indica la rinuncia al ritorno al paese di origine, con esprime tuttavia la dimenticanza o l’oblio delle proprie origini. Una tale scelta non implica necessariamente l’abbandono della società di partenza e della sua cultura : queste possono anzi assumere forme tanto più simboliche nelle appartenenze e nei riferimenti identitari quanto più è definitiva la rinuncia al ritorno.

Antonio Perotti

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