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FAMIGLIA IMMIGRATA (concetto sociologico)

Il passaggio avvenuto nell’ultimo ventennio in Europa dall’immigrazione “dell’uomo solo” (il lavoratore) “alla famiglia” (l’uomo capofamiglia) cioè del passaggio dell’immigrazione di lavoro (immigrazione economica) “all’immigrazione di popolamento” (immigrazione demografica), è venuta a crearsi in diversi paesi europei una nuova struttura : “la famiglia dell’immigrazione”. Quando si parla di famiglia, all’interno del fenomeno migratorio, bisogna tenere conto del fatto che il raggruppamento familiare ha condotto e conduce alla produzione di “famiglie” ben determinate e ben precise. In realtà, la forma che prende la famiglia dell’immigrazione risultante dal ricongiungimento familiare (è questa forma di costituzione della “famiglia immigrata” quella più diffusa nella prima fase dell’immigrazione e quella più frequente anche in Italia) dipende, in larga misura, dalle condizioni economiche, sociali e politiche nelle quali essa si effettua.

In primo luogo dipende dalla struttura sociale della famiglia come istituzione nel paese di immigrazione : è questa che costituisce il quadro di riferimento della regolamentazione giuridica in vigore. La famiglia che si costituisce a seguito del ricongiungimento familiare non è una famiglia qualsiasi ma una famiglia monogamica nucleare, la cui forma non corrisponde spesso per niente a quella del paese di origine. La famiglia che si costituisce nell’immigrazione è – per la regolamentazione del ricongiungimento – di dimensione ridotta (i genitori e loro figli minorenni e tutt’al più i genitori a carico) in rapporto alla struttura familiare patriarcale o poligamica d’origine.

Si tratta quindi di un tipo di famiglia ben lontano da quella che i genitori e i figli hanno conosciuto nel paese di origine. Quest’ultima, più estesa, integra uomini, genitori e figli come pure delle reti di parentela più larga (zii, cugini, nipoti).

In tutti i Paesi l’autorizzazione del ricongiungimento familiare suppone, infatti, una durata minima di residenza nel Paese da parte del richiedente, che generalmente, di fatto, inoltra la domanda dopo uno spazio di tempo ancora più lungo, a motivo delle condizioni imposte, in generale, dalla regolamentazione, alla concessione del ricongiungimento (risorse sufficienti e alloggio adeguato).

L’unità costitutiva della “famiglia dell’immigrazione”, per la diversità dei suoi componenti (raggruppamento familiare dilazionato nel tempo, figli nati nel Paese di origine e figli nati nel Paese di accoglienza) non è né un fatto acquisito di primo acchito, né un fatto evidente; non esiste la “famiglia immigrata” già unita, costituita, che si “integrerebbe” o sarebbe “integrata” o sarebbe “da integrare” nella società di accoglienza. L’integrazione sociale non è quella di una famiglia già costituita, ma un processo complesso che produce “la famiglia nell’immigrazione”, come pure tutte le sue componenti, con la propria identità sociale e culturale e la sua unità, attraverso le interrelazioni e i rapporti specifici di ciascuna componente alla società di origine e alle società di immigrazione o di nascita.

Antonio Perotti

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