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GHETTO

Zona delle città in cui erano concentrati gli ebrei, separati dalle abitazioni dei cristiani. In vari paesi europei (come in Spagna, o a Francoforte) nasce alla fine del XV secolo. Il primo ghetto italiano (dalla parola veneta geto, di incerta etimologia) fu quello di Venezia, creato nel 1516. Seguì quello di Roma, istituito da Paolo IV nel 1555 e via via in altre città. Si stabiliva che avrebbe dovuto esserci solo una via di comunicazione con l’esterno, attraverso un portone, chiuso dal tramonto all’alba. In alcuni casi, in realtà, oltre che la separazione il ghetto rappresenterà anche la concessione, ad ebrei fino ad allora espulsi, di permanere nelle città.
Solo dalla fine del secolo, però, il termine designerà “il luogo degli ebrei” e simboleggerà la separazione definitiva dalla società dei cristiani. Dalla metà del XVI secolo fino al Settecento, tutti gli Stati italiani che non avevano espulso gli Ebrei li chiusero nei ghetti.
Dal punto di vista degli Ebrei, la società del ghetto, discriminata dall’esterno, è caratterizzata anche dal senso di protezione e difesa dalle minacce del mondo esterno e, alla lunga, dalla passività culturale.
In questo senso il termine ghetto indica, anche nel linguaggio socio-politico moderno, la separazione di gruppi etnici o di immigrati all’interno delle città; il fenomeno della ghettizzazione riguarderà quindi, allo stesso modo, sia la discriminazione esterna che la tendenza alla chiusura e all’isolamento dal punto di vista interno.

Milena Santerini

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