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LAICITÀ

Termine che esprime fondamentalmente il rapporto tra Stato e Chiesa e che ha rivestito un contenuto differenziato secondo i processi storici dei diversi Stati. Oggi gli autori che studiano sul piano storico l’evoluzione del concetto di laicità, per esempio, in Francia (patria della laicità) parlano di tre età che la laicità avrebbe conosciuto nell’ultimo secolo: la separazione tra la Chiesa (o le Chiese) e lo Stato; la neutralità religiosa da parte dello Stato; il riconoscimento di una libertà d’espressione religiosa che garantisce il pluralismo.

Il concetto di laicità induce, alle sue origini, una concezione particolare del rapporto del religioso al politico, che pure nella sua evoluzione riposa fondamentalmente su due principi: la libertà di coscienza, che impone allo Stato di non intervenire nelle convinzioni di ciascuno; l’uguaglianza di tutti davanti alla legge, qualunque sia la religione di ognuno. Il primo principio si è tradotto, storicamente, nella separazione tra le Chiese e lo Stato; il secondo suppone l’uguaglianza di trattamento tra i diversi culti. La laicità implica la separazione dell’appartenenza religiosa dall’appartenenza politica, la dissociazione tra la cittadinanza e confessionalità. Né lo Stato, né la società devono prendere in conto le convinzioni religiose degli individui per determinare la misura dei loro diritti e delle loro libertà. Nella storia delle idee, la laicità rinvia dunque necessariamente al pluralismo: essa combatte “l’unità di fede” che esprimeva, ad esempio in Francia la divisa del vecchio regime: “un re, una fede, una legge”.

La legge di separazione tra la Chiesa e lo Stato non ha istituito una logica del rifiuto ma quella di una distanza in rapporto al religioso che favorisce la libertà individuale e il rispetto della pluralità delle credenze. L’equilibrio della cultura della laicità è instabile e può essere messo in discussione dalla più piccola rivendicazione particolaristica o dalla minima tentazione d’intolleranza.

I malintesi sulla laicità vengono principalmente dalla associazione della libertà degli individui, largamente accettata dagli Stati moderni, con una organizzazione istituzionale specifica. Se il principio della laicità è oggi accolto, è l’intersecazione delle libertà individuali e del diritto pubblico che è fonte di divergenze.

Per molti, il legislatore non può ignorare i principi giudicati superiori alla legge imperfetta degli uomini. Il riferimento al religioso è ambivalente: il religioso rinvia nello stesso tempo sia a una morale trascendentale, sia a un contesto culturale comune. Sono questi due riferimenti di uno stesso “bene comune” l’uno normativo, l’altro di patrimonio culturale, che disorientano la riflessione sull’avvenire della laicità. Certuni temono una “laicità materialista” che impone una concezione restrittiva della libertà di convinzione; altri temono una “laicizzazione” indifferente alle religioni che cancelli la ricchezza di una cultura del passato e impedisca la compressione delle opere intellettuali o artistiche impregnate di religione.

L’esigenza etica e il bisogno della continuità storica, l’una e l’altra legate ad una interrogazione sulle identità collettive, sono al centro dei dibattiti contemporanei sulla laicità.

L’idea “laica” diventa il fondamento di un etica dell’uomo, un’etica della responsabilità. Essa non mira né alla negazione del fatto religioso, né al suo rifiuto, né la relegazione delle convinzioni nella sfera del privato, ma al progresso della libertà d’espressione in tutte le sue componenti individuali e collettive. Partecipando all’approfondimento dei “diritti culturali fondamentali”, la laicità ritrova nella filosofia dei diritti dell’uomo sia la sua sorgente iniziale sia una nuova ispirazione. Da questo concetto di “laicità” si discosta il concetto di “laicismo”, movimento ideologico integrista che nega al fatto religioso la sua validità sociale, etica e culturale.

Nuove sfide che si presentano oggi alla “laicità” nei paesi europei consistono nel prendere in conto le nuove domande di espressione religiosa (si veda, ad esempio, la domanda di libertà di espressione religiosa da parte delle comunità musulmane, buddiste, induiste, ecc.) e questo in un momento in cui “la costruzione europea” mette a confronto sistemi giuridici e politici ancora molto lontani tra loro nel regolare i rapporti tra Stato e Chiesa (si pensi al sistema britannico e svedese da un lato, e quello “laico” francese o a quello “concordatario” come in Italia.

Antonio Perotti

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