Marco Bo

LinguaMadre2014_09

Verso un modo migliore: se Madiba rinchiuso in una cella ha insegnato al mondo intero a volare libero, non possiamo, dobbiamo fare qualcosa! Se ognuno di noi fa qualcosa adesso, il mondo cambia! buon cammino a tutti noi, verso un mondo migliore!
Marco Bo

Canzone del migrante l’ultimo saluto prima di partire

canzone del migrante
l’ultimo saluto prima di partire

si parte una sola volta nella vita
e il primo tratto del sentiero è sempre in salita
e anche se negli anni voliamo lontano intorno al mondo
noi migranti per sempre alla nostra terra apparteniamo
siamo soltanto zolle di terra del cammino
siamo fiori del campo dietro casa dove giocavamo da bambini
siamo noi soltanto zolle di terra del cammino

si parte una sola volta nella vita
e il primo tratto di strada è sempre in salita
il tempo della migrazione è uno solo
è un istante preciso ricamato nel tempo e nello spazio
è un luogo preciso nello vuoto e nel silenzio
è un marchio indelebile inciso e forgiato nel profondo del nostro cuore
il vuoto negli anni lo abbiamo riempito con baci abbracci e ricordi buoni
ricordi buoni come il pane fresco la mattina

si parte una sola volta nella vita
si parte per davvero quella prima volta
si parte per sempre con quell’ultimo saluto
si parte con quell’ultimo interminabile abbraccio
un abbraccio che non ti abbandonerà mai più
un abbraccio che ti sorreggerà per sempre nel cammino
un abbraccio che ti donerà una scossa la mattina
quando in terra straniera saluterai ancora il sorgere del Sole
e quando con un ultimo sospiro di speranza al cielo
la sera, con la tormenta nel cuore, andrai a dormire

si parte una sola volta nella vita
e il primo tratto della via è sempre in salita
noi migranti per sempre alla nostra terra apparteniamo
siamo soltanto zolle di terra del cammino
siamo fiori del campo dietro casa dove giocavamo da bambini
siamo noi zolle del campo da coltivare su di noi semineranno il tempo e le persone
che incontreremo nel nostro andar raminghi per il mondo

si parte una sola volta nella vita
e il primo tratto del sentiero è sempre in salita
siamo noi solo zolle del campo da coltivare
su di noi cresceranno i fiori delle nuove generazioni
rinforzate dal nostro sangue errante e mestizo,
irrigate con il nostro santo sudore e con le nostre lacrime,
pane guadagnato con lavori duri al freddo e all’addiaccio
con il succo aspro e dolce, frutto del nostra fatica
siamo come acini d’uva matura schiacciati tra le dita
e cresceranno fiori sulle nostre lacrime,
sulle nostre pene e sui nostri sorrisi sorrisi
seduti intorno a un tavolo imbandito per il banchetto della festa
nel giorno di festa intorno a un tavolo a masticar ricordi
ricordi dal retrogusto forte e amabile come il vino di buona annata
siamo noi soltanto zolle di terra del cammino

si parte una volta sola nella vita
si prende il volo una sola volta nella vita
in quell’istante preciso ricamato nel tempo e nello spazio
in un luogo preciso nello vuoto e nel silenzio
un marchio indelebile inciso e forgiato nel profondo del nostro cuore
un vuoto che negli anni colmiamo con baci abbracci e ricordi buoni
ricordi buoni come il pane fresco la mattina

si parte una volta sola nella vita
il tempo del ritorno invece è sempre, e continua per la vita intera
ma quello del ritorno è un altro canto e da raccontare è tutt’altra storia
è il canto eterno del ritorno a casa
è il canto eterno del ritorno a casa

si parte una sola volta nella vita
e il primo tratto di strada è sempre in salita
e anche se negli anni voliamo lontano intorno al mondo
noi migranti per sempre alla nostra terra apparteniamo
soltanto zolle di terra del cammino siamo siamo
fiori del campo dietro la casa dove giocavamo da bambini
siamo soltanto zolle di terra del cammino
siamo noi zolle del campo da coltivare
su di noi cresceranno i fiori delle nuove generazioni
su di noi cresceranno i fiori delle nuove generazioni
i fiori delle nuove generazioni libere e migliori
i fiori delle nuove generazioni mestize fiere libere e migliori!

questa è la canzone dell’umile migrante
e questo è l’ultimo saluto prima di partire
Marco Bo

Questa storia non ha luogo, tempo, nome ed ogni riferimento è puramente casuale. Prima parte, parti in causa, tante troppe!

…questa storia non ha inizio né fine, non ha luogo né tempo……………

si è acceso l’ennesima sigaretta ed ha iniziato a raccontare mentre eravamo persi nella bufera perfetta.
” Avevo 17 anni ed ero il più grande della famiglia, mia madre sola vedova ci tratteneva a stento io e i miei fratelli correvamo per strada giorno e notte, e di notte c’era il coprifuoco, così voleva la dittatura.
Mio padre disperso durante la guerra tra le montagne con altri amici che avevano tentato di organizzare un assalto all’unico canale di televisione di stato per lanciare un messaggio al mondo, un grido d’aiuto……pensa se allora ci fosse stato internet e i social network, forse mio padre sarebbe ancora vivo, forse! forse la dittatura sarebbe caduta prima.
Ma ti dicevo che avevo 17 anni, mancava qualche mese alla mia chiamata nell’esercito, era obbligatorio allora e si rischiava anche di finire nella foresta o sulla frontiera a fronteggiare il “nemico” del dittatore, e qualche volta si sparava e tanti tornavano distesi nei sacchi a casa.
Insomma io non ci volevo andare, nell’esercito non ci volevo andare ed allora mi unii al gruppo.
Il gruppo uomini, vecchi e ragazzini che tentavano di passare la frontiera a sud, oltre le montagne a sud c’era la libertà, a sud c’era il mondo libero, così raccontava la gente che aveva parenti che erano riusciti a passare dall’altra parte…………
” Questa storia non ha inizio né fine, non ha luogo né tempo e nemmeno nome ed ogni riferimento è puramente casuale, e continua, continua continua………

Seconda parte: Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino

Centro Interculturale
Divisione Decentramento, Servizi Culturali e Amministrativi
Giovani e Pari Opportunità
Area Cultura, Archivio, Musei e Biblioteche
Corso Taranto 160, Torino - Tel. 011.4429700 - Fax 011.4429729