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SOGLIA DI TOLLERANZA

Termine usato per indicare il livello massimo oltre il quale la percentuale di stranieri o di “diversi” in una popolazione farebbe scattare automaticamente meccanismi di rigetto che, al posto della comprensione, sostituirebbero sentimenti di fastidio o addirittura di rifiuto o di odio.

Il concetto di soglia di tolleranza è stato soprattutto applicato nei fenomeni migratori ai settori dell’abitato (percentuale di stranieri nel quartiere o nell’immobile) e della scuola (percentuale della presenza di alunni stranieri nelle classi).

Il carattere pseudo-scientifico di tale concetto consiste nel fatto di rapportare al solo dato quantitativo e in forma meccanicistica e automatica, un fenomeno che non ha una spiegazione monocausale. L’intolleranza può derivare infatti da numerose variabili qualitative legate alla cultura sociale, alle condizioni sociali e ambientali tra popolazioni diverse, alle risorse messe a disposizione delle politiche urbane o scolastiche, ecc. Studi canadesi e australiani (A. LAPERRIERE e J. I. MARTIN) confermano, ad esempio, l’importanza della variazione delle risorse educative delle scuole (migliori attrezzature e migliori insegnanti) al fine di creare un ambiente positivo di coabitazione.

Il concetto di “soglia di tolleranza” viene invocato, talvolta, dalle amministrazioni pubbliche locali per impedire l’accesso di altri immigrati sul proprio territorio.

Antonio Perotti

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